Mi chiamo Lorenzo Matteucci e sono nato nel 1995 a La spezia, città dove tutt’oggi vivo.
Il mio rapporto con l’arte è sempre stato molto viscerale e intenso, da bambino passavo giornate intere a disegnare e da ragazzo ho iniziato a dipingere tele per sperimentare, senza idee concrete e particolari obiettivi.

Con il passare del tempo però mi sono sempre più avvicinato ad una ricerca più concettuale e profonda, rispetto ad un’arte puramente estetica. Il mio legame con l’arte quindi mi ha portato a maturare idee artistiche e progetti che lentamente hanno sviluppato una propria identità, sempre più concreta e delineata, seppur costantemente in via di cambiamento e disposta a lasciarsi condurre dalla spontaneità.
L’arte per me è una necessità, un’energia che deve essere necessariamente “buttata” fuori, dandole vita e forma, è un modo di vivere, un vero e proprio stile di vita che permette di guardare e vivere il mondo con occhi diversi.

Le esperienze e i bagagli che compongono le nostre vite, sono per me l’elemento necessario per creare arte. I miei dipinti nascono prima come idee concettuali, alcune volte filosofiche, intellettuali, altre prettamente sociali, e poi diventano colori e linee sopra tele intonse.
Non esiste quadro che non abbia il suo significato profondo, nascosto, che scava oltre l’immagine e il “semplice”, quello che tutti siamo abituati a conoscere e riconoscere.
Senza la vita e le sue infinite sfumature, a tratti difficili e tristi, a tratti gioiose e spensierate, la mia arte non esisterebbe e voi non stareste leggendo queste parole. Per me risiede proprio in questo concetto la differenza tra un pittore e un artista, tra il dipingere e il fare arte

Il progetto artistico che attualmente mi coinvolge maggiormente si chiama “Volti”.


“Volti” è un progetto artistico dove i soggetti dipinti non hanno un volto, o meglio, lo hanno, ma la sua forma e la sua espressione dipendono da parole e frasi che lo compongono. Il fatto di non dipingere volti, è una critica nei confronti della superficialità della società odierna, che troppo poco oramai si ferma ad osservare veramente un volto, a comprenderlo, a dargli ascolto, a leggerlo. Così i volti, tutti i nostri volti, non hanno più un’espressione, uno sguardo, una bocca. Perdono di valore, diventano tutti uguali.
Il singolo individuo diventa una maschera vuota, uguale a tutte le altre, proprio come la società desidera, impone. E allora, l’unico modo per raccontare la loro storia è incidere su essi parole e frasi, in modo che rimangano, in modo che vengano obbligatoriamente lette da chi guarda i volti delle persone. All’improvviso, l’attenzione verso il corpo, le onde, le forme, il contorno, vengono meno, perché lo spettatore si focalizza sul volto, ricco di racconti, di vita, di storie. Storie che si creano leggendo, soffermandosi, scavando nel profondo.
E questo richiede l’opposto della superficialità, richiede tempo di riflessione, lo stesso tempo tolto ai nostri volti, alla nostra soggettività.


Ogni parola o frase incisa su un volto, può avere un significato diverso per ognuno di noi, che leggendole crea il suo viaggio, la sua interpretazione, senza essere vincolato o veicolato dall’artista, che crea una sua propria interpretazione. Avere lo spazio decisionale e la totale libertà di significato, non solo è una lettura e una concezione del progetto e delle opere, ma una metafora stessa di vita, che rende ogni volto, di ogni persona, unico nel momento in cui si legge, nel momento in cui si guarda, in base alla circostanza, allo stato d’animo, a chi ha davanti. Alcuni volti invece perdono la forza di raccontarsi, di trasmettere la propria storia al resto mondo. Perdono la speranza, smettono di combattere la superficialità e la loro bellezza cola via, in un arcobaleno di colori che si lascia alle spalle un viso pallido, sbiadito.


Una volta anche questi volti erano arricchiti da parole e storie, e qualcuno ancora le leggeva, ma poi tutto il mondo ha smesso di farlo. La personalità e unicità di quella persona abbandonano quel corpo, che rimane un corpo uguale a mille altri, che si ferma all’immagine, alla superficie, senza scavare nel profondo, dimenticandosi la vera bellezza. Le persone spesso smettono di lottare contro la superficialità del mondo, e si adattano ad essa, ne diventano parte, così rimangono solo corpi e carne, e smettono di guardarsi negli occhi, di conoscersi, di amarsi per davvero.